onora il padre e la madre…

arriva il momento in cui inizi davvero a pensarci,
quando cambia il tuo sguardo sui tuoi genitori,
quando inizi a vederli stanchi, fragili, soli,
quando ti rendi conto che sei tu a dover prendere decisioni,
anche per loro…
quando iniziano a chiamarti per quelle cose che invece risolvevano a te…
quando li vedi trascorrere la giornata seduti davanti alla tv ad aspettare…
aspettare una tua visita o una tua telefonata…
per dirti sempre le solite cose, farti le stesse domande…
i loro ricordi fermi agli anni della loro gioventù…
come si fa a non farsi prendere dallo struggimento e anche a volte
da un senso di impotenza?
Che sguardo dobbiamo tenere per non farci prendere dall’egoismo?
da rancori che inevitabilmente portiamo dentro?
da alibi importanti come i propri figli, il lavoro, il tempo, la vita che abbiamo…
la nostra vita…
ma senza di loro non avremmo la nostra vita…

poi mi sono chiesta perché il quarto dei comandamenti,
dopo i comandamenti che regolano il nostro rapporto con Dio
c’è il comandamento verso i genitori…
dopo Dio, prima di ogni altra cosa noi dobbiamo rispondere
del comandamento verso nostro padre e nostra madre…
verso chi ci ha donato la vita, siamo espressione del loro amore,
e dell’amore di Dio…sono sacri…
possiamo rispettare tutti gli altri comandamenti, possiamo rispettare tutti,
possiamo non rubare, non uccidere, non mentire, non prevaricare, essere giusti…
ma se ci dimentichiamo di onorare nostro padre e nostra madre,
anche contro il tempo, il lavoro, la stanchezza, le recriminazioni,
se non riusciamo a mantenere verso di loro uno sguardo di amore
riconoscenza, gratitudine, obbedienza, offerta, servizio…
lo stesso sguardo e tempo che a volte riserviamo agli altri,
è come non ringraziare per il grande dono ricevuto…
quali sono le nostre priorità?
se non mettiamo tra di esse nostro padre e nostra madre come possiamo
guardare negli occhi i nostri figli?
Se non diamo un posto nella nostra vita ai nostri genitori cosa lasceremo dietro di noi?
Vuoto…solo vuoto…
Il vuoto di tutti i momenti vissuti senza di loro,
i momenti che hai preferito lontano da loro,
i momenti che non hai voluto coinvolgerli nella tua vita,
i piatti preparati e non condivisi,
la telefonata rimandata,
lo sguardo voltato,
il non posso restare devo andare,
il vabbè…li sento domani…
ma domani è troppo tardi, non c’è più tempo…
domani c’è solo il vuoto…
Un mondo vuoto di ricordi, passato, esperienze, doni, radici, amore…
e non solo per noi, anche per i nostri figli…
che non impareranno ad amare oltre loro stessi…
Noi siamo perché loro sono stati…sono stati espressione umana dell’amore di Dio…

prima di loro solo Dio…

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6 pensieri su “onora il padre e la madre…

  1. Uno sguardo difficile da vivere, perchè non si è mai pronti a fare i genitori dei genitori… Ma è anche un momento bello, quello in cui ti riconcili con loro, lasci che emerga l’essenza e capisci che tutto il resto è, in fondo, poca cosa. Maturi. E cresci.

  2. Mi diceva un amico per confortarmi nei giorni scorsi, quando piangevo la morte di mia madre: “E’ strano, quando finiscono di morire tutti e due i genitori, ci si sente orfani, qualunque sia l’età in cui l’evento si verifica”. E’ vero. Ora che è morta anche mia madre ho l’impressione di aver completato la mia nascita al mondo. E’ come se con la morte mia madre avesse finito di partorirmi. Davanti alla morte di tutti e due i genitori, ci si sente come se le radici della vecchia quercia venissero recise. E allora ci si guarda in giro e si prova una sorpresa strana: è come se si avesse la conferma definitiva che si può restare in piedi anche senza le radici. Noi che non siamo dei “clonati,” ma tutti originali, sentiamo però che i nostri genitori portano via nella morte qualcosa che faceva parte di noi, del nostro corpo ed è come se qualcosa di noi venisse sepolta con loro, e tuttavia noi continuiamo a vivere senza quelle radici, essendo diventati a nostra volta radici, in attesa di essere recise.
    La trasmissione della vita, questa catena meravigliosa che dura da decine e decine di milioni di anni e che andrà avanti chissà fino a quando, non è interrotta dalla morte, anche se qualcuno dei suoi anelli non genera altri anelli. E’ una catena così ricca da sopportare sterilità fisiche naturali, volute per il Cielo o per altre ragioni. E’ la catena della specie che non può interrompersi e garantisce la continuità. Eppure la morte appare come un attentato a questa continuità. Forse è per questo che la natura ci spinge a considerarla nemica. E io credo che, in effetti, sia difficilissimo, forse impossibile accettare la morte per un motivo qualsiasi che venga dalla ragione.
    Umanamente parlando la morte è l’interruzione di un progetto che è stato concepito senza limiti; è la rottura di rapporti nati per durare all’infinito, perché fondati sulla carne e sul sangue, ma anche sul pensiero e sull’amore o sul suo contrario. E’ solo la rivelazione pasquale che consente di superare le grandi svolte della vita, le svolte che produce la morte dei genitori – o dei figli, che sembra ancora più assurda – o delle persone più care. Una morte provoca sempre sconquasso nella vita di alcune persone. Ma la rivelazione pasquale realizza un paradosso mai immaginabile da mezzi umani. La Pasqua è la rivelazione della vita mediante la morte. E’ il Signore della Vita che ce ne spiega il mistero accettando di morire e di seguire quel comune, inaccettabile percorso che conduce fino alla sepoltura. E’ come se il Signore avesse lasciato vincere la morte fino alla soglia della corruzione, per poi fermarla e dire a noi: la nemica è vinta, guardate, perché io l’ho vinta anche per voi. E noi, che eravamo già stremati su quella soglia della corruzione, come quando vediamo apparire i segni della disfatta sul corpo dei nostri cari, appena la morte li ha presi, noi abbiamo ricominciato a sperare. Sì, è così miei cari: il Signore della Vita ci spiega la vita con la morte.
    E tutto questo non impedisce però di piombare nel dolore, perché la morte rimane quella che è: l’interruzione di un progetto, la soluzione apparente della comunicazione amorosa, parentale, amicale. Ma è solo apparenza. Ecco un altro capitolo della lezione pasquale del Signore della Vita. E’ interruzione solo apparente, perché il progetto continua, perché la vita continua e perché la comunione tra noi e i nostri cari non conosce interruzione.
    E’ così: le radici non sono recise, la comunicazione non viene interrotta. E’ solo tutto cambiato: è la vita che viene mutata, ma non annullata. Perché il Signore della Vita è Risorto.

    I NOSTRI VECCHI

    di Fausto Corsetti

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